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I wish the world was even, Matteo Di Giovanni

24 gennaio—13 marzo 2020

studiofaganel, Kinemax

inaugurazione venerdì 24 gennaio ore 18.00, studiofaganel


‘I wish the world was even’ è il progetto fotografico di Matteo di Giovanni che viene presentato allo studiofaganel e nello spazio espositivo del Kinemax.

Le foto sono scattate in due mesi, tra il 15 ottobre e il 15 dicembre 2015, tutte in analogico, andando in auto da Milano a Capo Nord, in Norvegia, andata e ritorno.

‘Vorrei che il mondo fosse piatto’ dichiara fin da subito l’autore, esprimendo, il desiderio di una riduzione del mondo a una forma pura, basica, facile. Un’utopia certamente di cui è consapevole.

Le fotografie di Di Giovanni sono tutte dei paesaggi che ci parlano di un mondo che, invece, non è affatto piatto, ma impervio, talvolta inaccessibile.

L’autore si è soffermato su un campo erboso incolto in cui un albero solitario sembra compresso da una densa nebbia, su una strada con l’asfalto divelto ostruita da un cancello di cantiere, presso un bosco innevato che un nastro giallo sembra spezzare orizzontalmente, davanti ad una rampa che non conduce a nulla e accompagna l’orizzonte obliquo del mare, in prossimità di una collina rivestita da copertoni d’auto irraggiungibile per via di uno spesso strato di fango, di fronte una stazione di rifornimento che sembra scolorire al sole.

Le fotografie di ‘I wish the world was even’ ingenerano nell’osservatore una sorta di turbamento, di disturbo, d’insufficiente comprensione. In esse ci sono elementi che le allontanano sempre da una visione minimale, equilibrata e ravvicinata. Permane piuttosto sempre una sorta di giusta distanza tra il punto di osservazione e tutti quegli elementi naturali ed antropici che riempiono lo spazio vuoto del paesaggio. Un mondo privo degli esseri umani dei quali, però, se ne percepisce la presenza, il passaggio, la vita, insomma, attraverso una serie più o meno densa di tracce per immagine.

Di Giovanni sa che il mondo reale è complesso, caotico, sconnesso, difficile da gestire, se non addirittura ingiusto e portatore di una certa quantità di sofferenza. Quel titolo, dunque, suona anche come una richiesta di giustizia, come ci suggerisce Brad Feuerhelm (luglio, 2019).

Tuttavia, Le fotografie di ‘I wish the world was even’ sono anche le immagini che l’autore ha scelto di volta in volta di fissare mentre i paesaggi accadevano. E questo poter scegliere, viaggiando lungamente e faticosamente, forse per Di Giovanni è stato un modo di controllare, di dominare e rendere piatto il mondo.

Matteo Di Giovanni (Pescara, 1980) ha studiato filosofia a Roma e fotografia a Londra, dove ha iniziato a fare da assistente a fotografi come Jeff Lipsky e Simon Roberts e a lavorare per giornali e riviste. Dopo un incidente a Sarajevo nel 2011 e un lungo periodo di riabilitazione, ha intrapreso un viaggio verso Capo Nord per misurarsi con lo spazio circostante: ‘capire i miei limiti reali e capire che tipo di fotografia sarei stato in grado di fare’.

‘I wish the world was even’ è anche un libro, pubblicato da ‘Artphilein editions’ di Lugano (aprile 2019), con un saggio di Giulia Zorzi.